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Ascensione del Signore.
«Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?».
Disponibile anche in modalità presentazione…
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Particolare dell'Ascensione Giotto
Cappella degli Scrovegni
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Una domanda che lascia perplessi
Cosa c'è di più bello del vivere la nostalgia di Gesù e di sognare di raggiungerlo in cielo?
Eppure la domanda risuona come sembra una sorta di rimprovero. Un richiamo duro e inaspettato, un invito a non impigrirsi con la testa all’insù. A non pensare solamente al cielo lamentandoci dei tempi in cui viviamo.
Il cristiano, soprattutto in questo tempo di fragilità e di complessità, è chiamato a sfidare il futuro con i piedi per terra affermando la sua speranza in Dio, nonostante tutto. Una speranza che è una sfida a non sbuffare fissando il cielo.
Gesù vuole che ci immedesimiamo nella realtà della vita della gente. Immedesimarsi è uscire dall’angustia del proprio ristretto orizzonte e trovare un nuovo spazio ed un nuovo tempo nel punto di vista altrui. Immedesimarsi è guadagnare prospettiva, profondità, luce, colori. È instaurare un rapporto autentico con gli altri. Implica conoscersi a tal punto ed essere così saldi da non aver paura di mettersi in gioco e orientarsi secondo un nuovo baricentro.
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Proprio per questo non vuole vederci guardare il cielo a bocca aperta, bensì con i piedi sulla terra, calpestando il suolo dell'irrilevanza religiosa, dello sradicamento culturale, del sudore e dello sforzo quotidiano di ogni famiglia che con fatica riesce ad arrivare a fine mese. Il suolo dei luoghi di lavoro dove, spesso, la fede viene vissuta nascostamente e dove siamo tutti un po’ soli. E' lì che dobbiamo riconoscerci. Tra gente, che gioisce e soffre, e ha difficoltà ad aprirsi alla speranza